Aiutare i bambini che soffrono un lutto

La perdita di una persona amata è un dolore talmente forte che l’unica soluzione che si riesce a immaginare è che esso sparisca.

Desideriamo saltare a piè pari i giorni del dolore, ignorando che è la traversata nella buia foresta di spine del lutto l’unico modo che abbiamo per dimenticare ricordando. L’unico modo per tornare a star bene, per rientrare nella storia della nostra vita.

Esistono molti luoghi comuni sull’elaborazione del lutto, alcuni profondamente errati.

Ad esempio si è soliti dire che l’elaborazione del lutto dura circa un anno, come fosse un dolore che tende a scemare da solo col tempo. Questa affermazione può indurre chi sta soffrendo la perdita ad affrontarla passivamente, in una sorta di posizione di attesa. Oltre che essere sbagliata, si tratta di una posizione pericolosa: se è pur vero che la sensazione di dolore può tendere a scemare col tempo, il suo andamento non è affatto lineare, ma procede a ondate, con recrudescenze e variazioni di intensità nel corso dei mesi.

Inoltre è fuorviante stabilire un limite di tempo per il semplice fatto che ciascuno vive il lutto a proprio modo ed è insensato correlare in maniera diretta l’amore per la persona perduta con il tempo necessario all’elaborazione dell’evento.

Sul tempo, ma ancor più importante, SULL’ESITO DELL’ELABORAZIONE DEL LUTTO incide la capacità/possibilità della persona di esprimere le sue emozioni. La famiglia, d’origine e/o acquisita, e la rete sociale svolgono un ruolo fondamentale di accoglienza e tutela; un proverbio spagnolo recita in maniera eloquente

«Un lutto di cui non si parla è un lutto che non guarisce»

 

E questa “non guarigione” è tanto più rischiosa quanto a soffrire il lacerante dolore del lutto è un bambino.

Una elaborazione incompleta o solo apparente può incidere sui suoi stati d’animo, sul modo in cui vive, gestisce ed esprime le sue emozioni, sul suo stile relazionale, sulla sua salute fisica e psicologica.

Come si può allora tutelare e promuovere il benessere di un piccolo che affronta una grave perdita?

 

Di seguito qualche consiglio pratico:

  • Dire ai bambini la verità. Naturalmente in un modo a loro comprensibile e, ancor meglio, condiviso. Una comunicazione veritiera e calibrata sull’età e sulle competenze del bambino, una comunicazione condivisa all’interno del contesto familiare, lo aiuta ad esprimere al meglio le emozioni proprie e a interpretare quelle altrui.

  • Non spaventarsi di fronte alle possibili domande del bambino; creare un clima in cui la curiosità non è inibita, perché anche attraverso questo tipo di condivisione il bambino impara a confrontarsi con la perdita. Raccomandabile è accompagnare la comunicazione con gesti di contatto (anche fisico) e rassicurazione.

  • Non spaventarsi subito di eventuali reazioni di rabbia e aggressività e non preoccuparsi di possibili manifestazioni d’angoscia, come incubi, pipì a letto, facilità al pianto. E' bene ricordare che il bambino può regredire a momenti della crescita precedenti, per lui più saldi.

  • Non evitare il ricordo della persona perduta. La condivisione dei ricordi e delle emozioni aiuta l’elaborazione e la gestione delle emozioni.

  • Cercare di mantenere una continuità nella routine quotidiana: servirà a rassicurare il bambino sul fatto che la vita va avanti.

Queste naturalmente sono solo generiche indicazioni, ogni situazione va considerata nella sua specificità.

In questi dolorosi momenti non esitare a contattare un esperto: spesso il peso del proprio lutto e di quello del proprio bambino può essere estremamente gravoso. Contatta uno psicologo per ricevere tutto l'aiuto possibile in uno spazio protetto in cui esprimere è possibile esprimere il proprio dolore e trovare nuovi significati.

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